lunedì 25 giugno 2012

Lorenza Ghinelli e Marco Missiroli: a Rimini bene le vendite e i prestiti bibliotecari dei due autori finalisti dei premi Strega e Campiello 2012

In attesa che i giurati dei premi "Strega" e "Campiello" decidano i vincitori 2012, nelle cui cinquine ci sono, rispettivamente, Lorenza Ghinelli ("La colpa", Newton Compton Editore) e Marco Missiroli ("Il senso dell'elefante", Guanda), nelle librerie riminesi le vendite dei due autori nati in Romagna nel 1981 stanno procedendo bene. Infatti, in un sondaggio effettuato tra il 23 e il 24 giugno in alcune di esse (Mondadori; La Riminese; La Feltrinelli; Viale dei Ciliegi 17; Gulliver; Il libro e la vela - alias il tendone di piazzale Boscovich) "La colpa" di Lorenza Ghinelli ha realizzato 122 copie vendute (il libro è uscito sul finire del 2011), mentre "Il senso dell'elefante" di Marco Missiroli ha totalizzato 323 copie vendute (volume uscito nella primavera 2012).

Lorenza Ghinelli e Marco Missiroli
hanno dato vita lo scorso 15 giugno
durante la manifestazione Mare di Libri
all'incontro "La città invisibile",
dedicato ai luoghi riminesi,
presenti in alcuni dei loro lavori.
Fra i due giovani autori, protagonisti di un incontro nel cortile della Biblioteca Gambalunga in occasione del recente festival "Mare di Libri", è invece 'testa a testa' proprio nei prestiti della biblioteca centrale riminese. De "Il senso dell'elefante" ci sono tre copie (ne sta arrivando una quarta): una in sola consultazione interna; una disponibile dall'8 marzo  e prestata 6 volte; una disponibile dal 14 aprile e prestata anch'essa 6 volte. 
La firma degli autografi.
Delle tre copie de "La colpa" una è in sola consultazione; una disponibile al prestito dal 14 aprile e protagonista già di 5 prestiti; una presso la Sezione Ragazzi, uscita già 3 volte pur essendo disponibile solo dal 21 aprile. Questi dati sui prestiti forniti dalla Gambalunga sono particolarmente interessanti se si considera che il prestito di un libro dura 30 giorni: qui, i lettori riminesi, stanno facendo veramente a gara per portare a casa il libro.

Il dettaglio delle vendite delle sei librerie oggetto di sondaggio.
  • Libreria Riminese: "La colpa", 13 copie; "Il senso dell'elefante", 53 copie.
  • Libreria Mondadori: "La colpa", 22 copie; "Il senso dell'elefante", 169 copie.
  • Viale dei Ciliegi 17: "La colpa", 21 copie; "Il senso dell'elefante", 1 copia.
  • Il libro e la vela: "La colpa", 11 copie; "Il senso dell'elefante", 35 copie.
  • La Feltrinelli: "La colpa", 52 copie; "Il senso dell'elefante", 45 copie.
  • Libreria Gulliver: "La colpa", 3 copie; "Il senso dell'elefante", 20 copie.

mercoledì 16 maggio 2012

Le parole fra noi leggere (non è tutto oro quello che luccica)

E' il titolo di un libro di Lalla Romano. Leggere perché le parole si pronunciano con la voce, restano scritte sulla carta, ma non hanno peso, non hanno forma ne' dimensione. Ma, facile luogo comune, le parole possono essere pietre. Preziose. Le parole sono leggere, ma non è tutto oro quello che luccica.

Pubblicità regresso. "Supervalutiamo il tuo oro vecchio" (il corsivo è mio). In tempo di crisi, se i compro-oro si moltiplicano, se tutti cercano di accaparrarsi il mio bene rifugio, il mio braccialetto della prima comunione o la croce con il volto di cristo sanguinante, ci sarà pure un perché. Io il mio oro, se ce l'avessi, me lo terrei ben stretto. Vabbè, qualche anno fa l'ho portato ad uno dei pochi (allora) mercati dell'oro, ci ho preso qualche euro, e ho acquistato un piccolo, bellissimo diamante per la mia compagna. Oro per oro. Gioiello per gioiello. Via, mi perdono. Il fine è stato nobile.

A tutti quelli che si mettono in ascolto solo ora, obnubilati da cascate di parole e immagini vuote, propinateci dalla Tv dai media dai manifesti dagli slogan dico, dite: il mio oro non te lo do!

I) L'oro non è mai vecchio, non è mai logoro, non è mai fuori moda, non è mai dimenticato nel cassetto. Lo scrivono perché vogliono farci sentire proprietari di qualcosa di impolverato e stantio,  di inutile, addirittura impossibile da indossare perché ci venga normale sostituirlo con del bel denaro che poreremo in pizzeria o dall'estetista o al bar per un aperitivo. Non facciamoci fregare. Teniamoci il nostro oro. E' un bene che non invecchia mai. Al massimo, una lucidatina ogni tanto.

II) Immagine festosa di ragazze allegre che invitano a rivendere l'oro, saltando su sfondo di cielo azzurro. Ma per piacere. Non c'è gioia nei compro oro. Non ci sono sempre ragazze. E qualcuno talvolta viene anche rapinato, con tanto di botte impartite dal malvivente di turno che passa a ritirare - si fa per dire - l'oro. Troverete stanze illuminate a neon asettici, vetri antisfondamento.

III) Il compro oro "professionale". Che caspero vuol dire "professionale"? Cioè tu lo vendi meglio di un altro? Rivalutiamo il tuo oro? Supervalutiamo il tuo oro? Ma il valore del lingotto non è stabilito sui mercati internazionali? O lo decide l'impiegata / l'impiegato dietro il doppio vetro. E come fa a farlo professionalmente? Si è preso / presa una laurea in Rivendita e Supervalutazione del Tuo Oro Vecchio?

E fermiamoci, è già troppo lungo per il Web. 

Quello che ho capito di me, una sera di primavera guardando la tv, è che la parola non è solo professione, ma anche interesse vero, perché no: vocazione. Ecco perché scrivo, perché cerco di ascoltare e insegnare. Ecco perché a 17 anni correggevo gli strafalcioni nelle lettere d'amore (!) che una sgrammaticata fidanzatina mi mandava. E pazienza se se l'è presa, le sarà anche passata, dico io. Meglio senza ragazza che 'ha' senz'acca. 

Ecco perché non sopporto la volgarità e la violenza delle parole che si fingono innocenti, ma che sono pugnali in mano ai marketingari o a scaldaparole di primo pelo. Ecco perché trovo sempre troppi errori, perché riprendo ogni 'che' vedovo di congiuntivo. Ecco perché leggere e vedere mi è diventato doloroso. Ecco perché mi batterò per una grammatica pulita, per una comunicazione sincera, ecco perché non mi fido. Perché sono del mestiere e so, ahimè, fino dove si può spingere una parola.